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Gola Interviste

Volare tra i cibi e le culture del mondo

Elena Pontil ci racconta come nasce il progetto Cib'Aria

Cib'aria porta a Firenze le cucine del mondo, insieme a musica e letteratura

Foto di Luca Managlia

L'intervista

Come nasce Cib’aria e cosa significa questo nome

Cib’aria nasce dalla voglia di allargare gli orizzonti di Firenze, da qui anche la scelta del nome, dare aria al cibo, volare tra le cibarie del mondo, utilizzarlo come veicolo di cultura, apertura e di condivisione. Si tratta di serate dedicate alle cucine del mondo ma che spaziano tra musica e letture provenienti da lontano con l’obbiettivo di guardare alle diversità che ci circondano con curiosità e come mezzo di arricchimento. Il paradosso per Firenze è infatti essere considerata una meta internazionale per il turismo di tutto il mondo pur rimanendo una città con poca familiarità con le lingue e le culture del mondo.  Proprio per rovesciare questa situazione, le protagoniste e i protagonisti del progetto sono persone entusiaste delle proprie origini, attive nel tessuto cittadino, non per forza chef ma desiderosi di condividere ricette e saperi, tra un ballo e un ricordo ad alta voce facendosi ambasciatrici ed ambasciatori di futuro e di una nuova Firenze.

La cena a cui abbiamo partecipato era dedicata alla Palestina, ha un significato particolare in questo momento?

Certamente, quello che succede quotidianamente e le oltre 30.000 vittime non possono lasciarci indifferenti. La serata è stata un inno alla cultura palestinese, alla sua resilienza, alle voci che spesso non hanno voce, alla sua musica e alle persone che vengono da lì e che arricchiscono la nostra città con i loro passati. Lo scopo della serata non era quello di urlare le ragioni degli uni o degli altri, ognuno ha una propria coscienza ma ripartire con una serata solidale mi sembrava il minimo che si potesse fare da lontano. Durante l’organizzazione della serata ero in videochiamata con un gruppo di circensi tra i campi profughi di Gaza, è stato incredibile sentirsi così vicini seppur così lontani se pensiamo al loro quotidiano!

 

Come scegli i temi degli eventi? E quali saranno i prossimi

Pur essendo nata in un posto piccolo sono curiosa ed esterofila di natura! Appena sento una lingua che non conosco mi incuriosisco, mi avvicino alle persone per strada, faccio domande, mi interrogo sulle vite che mi passano accanto. Appena penso ad un paese mi viene spontaneo esaltarne la bellezza, che sia attraverso un piatto una poesia o una canzone. Se poi incontro in città una persona che ha qualcosa da dire e con cui vorrei passare una serata allora disegno la serata insieme a lei/lui, domando, leggo, ricerco e imparo. Dopo le rassegne del 2022 mi ero ripromessa di ripartire da due paesi del cuore in cui ho vissuto tanti anni (Svezia e Turchia) e di metterci qualcosa di personale si parlerà di letteratura ma anche di cinema scandinavo ad esempio. L’altra serata sarà invece dedicata alla cucina Ottolenghi, dal nome dello chef israeliano di casa a Londra che ha creato questo stile di cucina composto da ricette semplici, di testa e di cuore, di tradizione e di creatività in cui tutti gli ingredienti sono importanti e compongono una ricchezza infinita di sapori e colori. 

 

Ingredienti, vini, parlaci un po' di quello che si mangia e si beve

Massima libertà sulle scelte delle ricette e del Menu da proporre, le persone devono stare bene mentre insegnano a cucinare o mentre descrivono i piatti del cuore. Chiedo solo siano ricette abbastanza semplici in modo che ciò che si impara alle serate sia facilmente replicabile una volta a casa. Di solito vado insieme ai protagonisti delle serate a cercare gli ingredienti nei negozi di via San Antonino o nelle macellerie Halal di Via Palazzuolo, gli ingredienti introvabili li portano loro da casa. I vini della serata palestinese sono stati offerti da una cara amica, molto vicina al progetto con la sua cantina Montecorneo 570 e dagli amici della Vineria Sonora, punto di riferimento per gli amanti di etichette naturali, musiche rare ma più in generale luogo di ritrovo di persone e storie interessanti!

Chi collabora con te?

Ogni serata è fatta da persone diverse e quando inizio a pensare alla serata le persone mi si presentano davanti come nel caso dello chef Jamal, l’ho ritrovato dopo mesi proprio alla Beast! Alla Libreria Alfani, sempre nel quartiere, ho trovato le storie da raccontare ed una libraia illuminata. Durante la serata per la Palestina tutti hanno offerto il proprio lavoro gratuitamente e si è creata una bella sinergia e un’affinità verso la condivisione in cucina. E ‘stato anche un modo per provare questa nuova “casa”, due dei ragazzi turchi che hanno aiutato lo chef palestinese Jamal saranno infatti i protagonisti della cena del 18 aprile, così come le super aiutanti tedesche!

 

La location è molto bella, una galleria d’arte con un grande spazio dedicato alla cucina. Sarà sempre questa la sede degli eventi?

Ho respirato da subito un’aria accogliente e internazionale alla Beast Gallery ma la vera scoperta è stata la bellissima cucina al suo interno, mi è sembrata una bella coincidenza e i proprietari hanno risposto con apertura a Cib’aria. Sono cresciuta circondata da bellezza credo che averla intorno aiuti la riuscita di qualsiasi progetto.

Come reagisce Firenze a eventi di questo genere?

Le prime rassegne sono state figlie del Covid, non potevamo viaggiare e partecipare alle serate di Cib’aria era un modo per farlo rimanendo a Firenze. Si trattava di piccoli eventi e sono andate tutte sold out. Questa nuova rassegna è appena iniziata ma spero tanto possa svilupparsi con il passaparola così io posso dedicarmi ai contenuti. Non c’è niente di più bello che rivedere i partecipanti tornare alle serate o sentirsi dire grazie perché sentono di aver imparato qualcosa di nuovo. Non è la città più semplice in cui investire in questo tipo di progetti, spiegare che dietro al costo della serata (peraltro contenuto rispetto ad una serata in giro per Firenze o ad un tradizionale corso di cucina fatto bene) ci sia tanto lavoro, tante relazioni, una galleria d’arte affittata in esclusiva per noi ma dopotutto è anche questo l’obiettivo delle serate, aprire la città al nuovo e dare valore a storie che spesso ci passano davanti ma non ci facciamo caso.

Cosa fa di altro nella vita Elena?

Anche per lavoro mi occupo di eventi cibo e vino. Insegno organizzazione di eventi presso un’università per stranieri dedicata all’accoglienza. Condivido ciò che mi viene naturale: accogliere, far star bene le persone, capire i loro desideri, consigliarli un vino, credo che accogliere sia un concetto fondamentale della società, dentro e fuori i ristoranti e gli alberghi. Sto bene tra ventenni di tutto il mondo, mi ispirano e imparo molto da loro, mi riesce bene entrare nei loro panni, anch’io a vent’anni ero a Londra, gli consiglio dove andare a cena o dove andare a ballare! La musica è un’altra passione, per ogni serata creo una Playlist ad hoc che poi condivido con i partecipanti. Ogni tanto mi diletto come Dj anche se mi piace soprattutto frequentare persone che, come me, danno valore alla musica, in tutte le sue forme. Sono anche mamma di due cuccioli meravigliosi, una dei due è cresciuta tra una serata e l’altra di Cib’aria! Appena posso fuggo in natura e mi ricarico con loro ed il loro super papà!

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