Skip to main content

Torna la carestia

Pubblicato il
22 Aprile 2022
Maurizio Izzo

Si può ancora morire di fame? Ora si.

Sono cresciuto con l’immagine dei bambini del Biafra che davvero morivano di fame e per noi, figli del boom economico, era un monito, noi che non volevamo mangiare mentre laggiù c’era che pativa la fame. Poi negli anni mi sono convinto che nemmeno nei paesi più poveri si muore davvero di fame. Di malattia si, di sfruttamento anche, ma di fame no. Perché comunque in assenza di guerre e conseguenti migrazioni in ogni angolo del mondo, dove l’uomo abbia deciso di vivere, c’è appunto di che vivere. Ma tutto cambia se quell’angolo di mondo viene stretto in una morsa, isolato, abbandonato. E anche se migliaia e migliaia di persone abbandonano contemporaneamente un posto per occuparne un altro spinti appunto da una guerra o da una calamità. È quello che sta succedendo nel cuore dell’Europa con i centri dell’Ucraina assediati dove davvero non si trova più cibo e soprattutto acqua. E per un paradosso tipico di questi tempi globalizzati lo stesso succede, di nuovo, in Africa e nei paesi dove gli aiuti alimentari ancora sono una risorsa imprescindibile per garantire la vita a milioni di persone. I rifornimenti di cereali che in abbondanza venivano proprio dall’Ucraina ora scarseggiano e i silos delle organizzazioni umanitarie si svuotano. L’aumento dei prezzi fa il resto e laddove non si rischia la fame si rischiano le sommosse. I paesi dell’Africa del Nord sono in allarme proprio per questo, consapevoli che non sarebbe la prima volta che una rivolta del pane fa saltare un governo.

Dal mondo social