Skip to main content

Pare che all'Expo si possa mangiare di tutto. Io ho già dato

Pubblicato il
02 Aprile 2015
Maurizio Izzo

“Qui si sono mangiati tutto e quello che non si mangia lo bruciano”. Hussein è stato per dieci giorni il nostro autista e la nostra guida in uno dei paesi più poveri e difficili del mondo, la Repubblica Centrafricana, tristemente famosa per le gesta non proprio eroiche di uno dei suoi tanti dittatori, tal Bokassa accusato, tra l’altro, anche di cannibalismo. Hussein è somalo, è qui perché lavora per una delle oltre cinquanta ONG presenti nella capitale, più di mille persone che garantiscono un afflusso continuo di denaro, praticamente la principale  fonte di sostentamento del paese.

I nostri spostamenti nell’unica parte del paese accessibile, il nord è ancora teatro di scontri tra bande armate, hanno per oggetto proprio il lavoro della cooperazione internazionale. Fuori da Bangui, la capitale, niente alberghi né ristoranti ma soprattutto niente energia elettrica che raggiunge appena i due terzi della capitale e niente gas. Ogni casa, capanna, baracca nasconde un fuoco acceso giorno e notte per cucinare e tenere lontani gli animali. Quella degli oltre quattro milioni di abitanti del paese è una rincorsa giornaliera a procurarsi la legna necessaria per l’uso quotidiano, centinaia di ragazzi vivono in una  spola continua tra le foreste che ancora circondano Bangui e le strade della città per vendere tronchi e arbusti. Li trasportano viaggiando per giorni con piccoli carretti, la notte ci si addormentano sopra nel terrore che qualcuno glieli rubi. Hussein non ha dubbi, qui sono loro, prima ancora delle multinazionali, gli artefici della distruzione della foresta pluviale. Un assalto continuo a colpi di machete che colpisce soprattutto le piante più giovani impendendo così la naturale ricrescita del bosco. Quello che non fanno i cercatori di legna lo fanno gli allevatori o i contadini. Il viaggio aereo dalla capitale a Berberati nell’ovest del paese, ci mostra un paesaggio dove le macchie bianche della deforestazione stanno prendendo il sopravvento su quelle scure della foresta pluviale.

Con gli alberi se ne vanno gli animali e quelli che non se ne vanno finiscono sulle tavole. Anche la nostra in questi dieci giorni. Sotto gli occhi divertiti di Hussein che non ha mai mancato di annunciarci per tempo che razza di animale stavamo per mangiare, ci hanno servito nell’ordine:

gazzelle, fagoceri, serpente boa e gorilla. Almeno l’ultimo sarebbe vietato ma ha un senso parlare di legge e rispetto in un paese cosi? I favori delle tenebre ci hanno consentito di fingere di apprezzare, ma per mettere alla bocca un pezzo di gorilla bisogna veramente aver dimenticato tutto delle teorie darwiniane. E io non ce l’ho fatta.

 

Dal mondo social