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L'Himalaya ha sete

Pubblicato il
10 Luglio 2015
Maurizio Izzo

Anche dopo un inverno piovoso come quello che abbiamo avuto il problema dell'acqua c'è sempre. Non solo perché dobbiamo abituarci a non sprecarla ma perché davvero è una risorsa preziosa. 

 

Almora è una piccola città indiana sull’Himalaya. Da qui partono molte delle spedizioni alpinistiche per raggiungere alcune delle vette più alte del mondo, ma bastano sei ore di treking per arrivare ai ghiacciai. Il paesaggio è quello che tanti scrittori hanno magnificamente descritto e che Tiziano Terzani considerò “un autentico paradiso”. Mi ospita per qualche giorno Richard, un indiano di origine inglese nato qui. La sua bella casa ha una terrazza che si apre sulla vallata, in fondo nel periodo in cui il cielo è più chiaro si vide il Nanda Devi, una delle montagne più sacre dell’India. Insomma una casa circondata da montagne e quelle che si vedono così vicine, che sembra di toccarle, sono alte più di settemila metri. Oggi Richard deve andare a pulire la cisterna dell’acqua perché da qualche giorno scarseggia. Da ormai qualche anno, dice, la sorgente che ha alimentato questa casa e quelle intorno per anni, forse per secoli, non ce la fa più. Quest’anno poi a metà luglio, nella stagione dei monsoni ancora non era piovuto quasi mai. Tutti hanno dovuto mettere una cisterna e per gli usi non potabili hanno cominciato a raccogliere l’acqua piovana. Lo fanno con la serenità con cui gli indiani affrontano qualsiasi problema, grande o piccolo. Ma pensare che qui, sotto l’Himalaya, con i giganti innevati davanti agli occhi, manchi l’acqua fa impressione. Fa proprio impressione!

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