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Il cuoco viene dal carcere

Pubblicato il
02 Luglio 2022
Maurizio Izzo

Quello di Volterra funziona meglio dell’ufficio di collegamento

Nell’estate in cui tutto il mondo della ristorazione cerca camerieri, cuochi e lavapiatti e trovarli è più difficile che azzeccare il biglietto vincente della lotteria, Volterra ha, almeno in parte risolto il problema. Quaranta, tra cuochi e camerieri, sono stati assunti da ristoranti e alberghi della città e provengono dalla locale casa di reclusione. Molti di loro quando sono entrati non erano né cuochi né camerieri, lo sono diventati grazie a un’iniziativa che si ripete da 15 anni. Le “cene galeotte” un’idea di Unicoop Firenze che ha visto la realizzazione di decine di cene in cui uno o più chef di fama nazionale cucinavano insieme ai detenuti la cena per gli ospiti esterni (oltre 16.000 persone) e il ricavato andava a finanziare i progetti sociali della Fondazione In Cuore si scioglie. Per i detenuti è stata un’occasione di formazione così chi, nel frattempo, è uscito ha trovato una nuova prfesione e anche quelli che ancora devono finire di scontare la pena possono godere (attraverso l’art. 21 che regolamenta il lavoro fuori del carcere) di questa opportunità. Le “cene galeotte” dopo lo stop imposto dalla pandemia riprenderanno il 5 agosto e sono state precedute da una colazione preparata nella cucina del carcere dagli stessi detenuti con il supporto dello chef Alessandro Miotto.

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