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C’era una volta il latte fresco

Pubblicato il
27 Luglio 2023
Maurizio Izzo

 E’ la fine di un’era. Presto sarà solo un ricordo

Senza andare troppo indietro quando con la bottiglia in mano si mandavano i bambini a prendere il latte, e Gianni Morandi ci faceva sopra una canzone, c’è stato però un tempo in cui era normale considerare il latte un prodotto fresco e quindi deteriorabile. Due, tre giorni al massimo. Ma siccome in famiglia lo bevevano tutti il problema che avanzasse non c’era. Poi sono cambiate le abitudini, una campagna di comunicazione si è abbattuta contro il latte additandolo di tutti i mali e i consumi sono cominciati a calare. Il resto l’ha fatto il Covid. Durante la pandemia ci siamo abituati a fare meno la spesa e gli alimenti a più lunga scadenza hanno avuto la meglio. Ecco che allora un latte pastorizzato che può durare dieci giorni diventa ambito da una gran parte dei consumatori. Le aziende, sempre attente a risparmiare e a evitare sprechi, hanno colto l’occasione e in men che non si dica hanno tolto il latte fresco dal commercio. Granarolo l’ha fatto con tanto di comunicazione dicendo che i costi ormai non erano più sostenibili e che il reso che arrivava dai supermercati non era più gestibile. Gli altri l’hanno fatto senza dirlo. Fatto è che oggi trovare un latte fresco, anche se biologico e di filiera, è una rarità. Dicono le aziende che non si sente la differenza tra un pastorizzato e un fresco. Sarebbe grave, ricordo bene una degustazione promossa proprio da Gola Gioconda che mise a confronto diverse marche di latte presenti nella grande distribuzione e quelle di piccole aziende che avevano puntato sulla freschezza emersero decisamente. Può essere che i metodi di pastorizzazione siano molto migliorati così come è probabile che la nostra capacità di distinguere “il fresco” si sia abbassata. Io continuerò a cercare quello che scade prima.

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