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Bingo! Ho trovato una trattoria

Pubblicato il
10 Agosto 2015
Maurizio Izzo

Siamo circondati da chef stellati e sempre pronti a immergerci in “esperienze culinarie”, cerchiamo emozioni anche nei piatti eppure ogni qualvolta ci imbattiamo in una trattoria familiare rimaniamo affascinati.Se il perché è abbastanza ovvio, più interessante è capire perché sia così difficile trovarne una.

Se infatti evitate con cura ogni forma di clone della trattoria familiare vedrete che alla vostra ricerca rimarrà ben poco. In questi giorni di vacanza ho avuto la fortuna di imbattermi in alcune di queste. Le ho studiate, ho fatto qualche domanda, ho osservato il modo di lavorare e sono arrivato alla conclusione che se una trattoria è sopravvissuta fin qui ha avuto un gran culo. Primo devono aver avuto una famiglia abbondante e disposta al sacrificio. Basta che ai genitori sia succeduta una coppia di figli desiderosa di avere il fine settimana libero e l’impresa va a ramengo. Poi ci vogliono figli che se decidono di seguire le orme dei genitori non si montano la testa, basta che uno decida di “rinnovare la proposta” è la favola finisce. Perché il segreto della cucina familiare è proprio quello, poche cose e di tradizione. Poi devono aver resistito all’assalto dei grossisti, gente senza scrupoli convinta (o forse no ma capace di convincere) che uno spaghetto allo scoglio si può fare anche con il pesce surgelato e i dolci del mitico Bindi “sembreranno fatti in casa”. Infine devono aver avuto la forza e le energie per resistere “all’adeguamento delle norme vigenti”. Una montagna di carte e regole e soldi da sborsare per avere l’aspiratore nel posto giusto, le mattonelle di un certo colore, i corsi per l’HCCP, le tasse. Ecco se oggi trovate una trattoria familiare avete trovato gente che ha superato tutto questo. Ecco perché ne trovate poche.

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